Un miliardo di ettari di foreste contro il riscaldamento globale

89

Le temperature globali potrebbero aumentare di 1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali già nel 2030 se continueranno le tendenze attuali, ma gli alberi possono aiutare a contenere questa crisi climatica. Una nuova analisi rileva che l’aggiunta di quasi un miliardo di ettari di foresta potrebbe rimuovere 205 gigatonnellate dei circa 300 gigatonnellate di carbonio che sono state aggiunte all’atmosfera dal 1800.

Il biologo Thomas Crowther dell’Università ETH di Zurigo ha pubblicato nel 2019, sulla rivista scientifica Science, uno studio sugli alberi che dovrebbero essere piantati per riuscire a regolare il clima, dato che stima che ci sia abbastanza spazio sulla terra per questo intervento. Nel 2015 era riuscito, per la prima volta, a contare il numero di alberi del pianeta ed era arrivato al valore di 3.000 miliardi, oltre sette volte di più rispetto a una precedente stima della NASA, combinando dati di ricerca sul campo e circa 80.000 immagini satellitari. Lo studio, valuta che sulla Terra c’è posto per far crescere 900 milioni di ettari (all’incirca le dimensioni degli Stati Uniti) di ulteriore copertura arborea, in aggiunta agli attuali 2,8 miliardi di ettari. Per arrivare a questa indicazione, i ricercatori hanno analizzato le foreste attuali, il clima e il suolo per considerare dove potrebbero crescere gli alberi, escludendo aree oggi occupate da culture o città. Secondo i ricercatori si tratterebbe di un livello di forestazione raggiungibile, qualora questi risultati potessero guidare le strategie politiche, dato che il ripristino dell’ecosistema potrebbe essere la soluzione più efficace a disposizione per contrastare il cambiamento climatico.

Altri ricercatori ritengono che la metodologia utilizzata sia semplicistica o imperfetta, in quanto le nuove foreste possono svolgere un ruolo nell’assorbire le emissioni di carbonio in eccesso, ma l’unico modo per stabilizzare il clima è ridurre a zero le emissioni di gas serra. Infatti, non tutte le foreste assorbono CO2 con la stessa efficacia. Per esempio, la capacità degli alberi di ridurre la CO2 dipende essa stessa dalle condizioni climatiche: quando c’è una mancanza duratura di piogge, la funzione di assorbimento del carbonio della foresta viene seriamente interrotta. Il punto è che alcune foreste, in particolare quelle del nord Europa o le foreste tropicali, possono diventare temporaneamente emettitori netti di CO2durante una prolungata siccità. Inoltre, quando la foresta ha raggiunto la maturità, avendo superato il secolo, con alberi che muoiono e alberi che crescono, emette all’incirca tanta CO2 quanta ne assorbe, per cui è difficile stimare quanto carbonio esattamente queste nuove foreste potrebbero effettivamente assorbire. Inoltre, il ripristino completo di tutti i siti identificati è chiaramente irrealistico, comunque la piantumazione di alberi viene sempre più riconosciuta come un’attività fondamentale per preservare la vita sulla Terra, in quanto le foreste apportano benefici, oltre alla quantità di anidride carbonica che assorbono, aiutando a migliorare la biodiversità e la qualità della vita.

Foto: ETH Zurigo / Crowther Lab
Previous articleCombattere le cimici con le vespe
Next articleL’Intelligenza artificiale accelera lo sviluppo di nuovi agrofarmaci
Preside presso l'ITT CAT Carlo Bazzi di Milano e Vice Presidente AIAPP sez. Lombardia con delega alla formazione, libero professionista, ha sviluppato importanti esperienze lavorative sul paesaggio sia in ambito privato che in ambito pubblico in Italia e all'estero. Dal 1994 cultore della materia e dal 2010 al 2016 è stato docente a contratto di Architettura del Paesaggio presso il Politecnico di Milano, dove ha portato avanti ricerche e progetti sul Landscape e sulle smart land. Docente presso la Scuola Arte e Messaggio nel Corso di Progettazione dei giardini. Consulente di Myplant&garden dal 2015 e Responsabile del progetto Myplantech.