Strategie per l’abitare sostenibile

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La forma dinamica del Sustainability Pavilion dell’Expo di Dubai, progettato dallo studio Grimshaw Architects, ha un rapporto proficuo con il luogo e con i suoi contesti fisici e ambientali, per dimostrare un nuovo modo sostenibile di vivere in un ambiente desertico particolarmente disagevole. Traendo ispirazione dai processi naturali come la fotosintesi, l’elevata prestazione della struttura risiede nella sua capacità di acquisire energia dalla luce solare e acqua fresca dall’umidità dell’aria. Per ottenere questi obiettivi, il progetto ha richiesto una serie di tecnologie, sistemi costruttivi e soluzioni formali particolarmente innovative.

Il massimo comfort per i visitatori viene ottenuto utilizzando in modo proficuo il sottosuolo. Il padiglione sfrutta le proprietà isolanti della terra per proteggere dalle elevate temperature ambientali che possono raggiungere i 50 gradi nei mesi più caldi. La maggior parte degli ambienti è sotto il livello del suolo e rivestiti con un sistema di tetti coltivati, che creano una barriera efficace per aiutare a ridurre i consumi energetici di raffrescamento. La flora proviene dai deserti circostanti, comprese alcune specie che non sono mai state coltivate dall’uomo, che sono disposte sui tetti piantumati e in tutti i giardini, creando un paesaggio efficiente dal punto di vista idrico, che funziona attraverso una serie di sistemi a circuito chiuso progettati per filtrare, fornire e riciclare l’acqua. Le superfici fuori terra sono rivestite da pietra locale, che fornisce una massa termica sufficiente per assorbire il calore, mentre il colore naturale della pietra riflette il sole.

Il culmine degli impianti dell’edificio si trova nella grande corte esterna, che  offre ai visitatori un ampio spazio raffreddato passivamente. Durante la progettazione, sono stati utilizzati studi termodinamici che tracciavano le brezze prevalenti per modellare lo spazio in modo da consentire l’ingresso di brezze fresche da sud-ovest, bloccando i venti più caldi. La tettoia del padiglione ospita oltre 6.000 mq di celle fotovoltaiche monocristalline ad alta efficienza, incorporate in pannelli di vetro. La combinazione della cella e dell’involucro di vetro consente all’edificio di sfruttare l’energia solare fornendo ombra e luce diurna ai visitatori sottostanti. La sensazione è quella di trovarsi sotto un grande albero con una luce screziata che si proietta sulle superfici sottostanti. La forma della tettoia collabora con la corte per dirigere l’aria fresca all’interno, mentre contemporaneamente espelle l’aria calda attraverso un effetto camino al centro. La tettoia funge anche da grande area di raccolta dell’acqua piovana e della rugiada che rifornisce il sistema idrico dell’edificio.

Inoltre, il padiglione è completato dall’installazione di diciannove Energy Trees, di diametro compreso tra 15 e 18 m, dispersi in tutto il sito, che forniscono il 28% dell’energia necessaria per alimentare l’edificio. L’E-Tree è progettato per essere una struttura ombreggiante indipendente, realizzata in acciaio e compositi complessi, che sostiene una copertura fotovoltaica. Il sistema segue il sole allo stesso modo di un girasole, ruotando di 180 gradi durante il corso della giornata, per massimizzare la resa energetica e aumentare l’efficienza delle celle solari, prima di tornare alla sua posizione originale di notte. La struttura è in fibra di carbonio, con rami radiali circondati da un anello di compressione, che per la sua leggerezza e tenacità consente alla forma di estendersi senza supporto fino a nove metri in tutte le direzioni.

Il Sustainability Pavilion, dopo la fine di Expo, si trasformerà in un museo della scienza, proseguendo la sua missione di esplorare pratiche sostenibili per la gestione virtuosa della Terra.

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Architetto, opera nel campo del disegno industriale. Consulente per l’innovazione, analizza le logiche di sviluppo e l’evoluzione di sistemi di oggetti e di servizi, finalizzate all’applicazione in nuovi prodotti, in particolare nei settori del design, dei materiali e delle tecnologie. Ha realizzato workshop sull’innovazione di prodotto in collaborazione con Alessi, Fiat, Dupont, Landini, Philips, Piaggio, FederUnacoma, per la quale ha curato il Laboratorio Innovazione. Ha ideato e partecipato alla costituzione dell’Osservatorio permanente sul design dell’ADI (Associazione per il Disegno Industriale), che ogni anno seleziona i migliori prodotti, facenti parte di ADI Design Index, e che concorrono per il Premio Compasso d’oro. Ha insegnato all’ISIA di Roma, contribuendo a definire il Biennio di laurea specialistica di Design dei sistemi. Successivamente è stato docente a contratto all’Istituto Europeo di Design di Milano e di Roma, alla Facoltà del design del Politecnico di Milano e, attualmente, presso l’accademia LABA di Brescia.