Le variazioni climatiche modificheranno la coltivazione della vite

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I cambiamenti climatici potrebbero ridurre dell’85% la superficie agricola dedicata alla coltivazione della vite, entro la fine del secolo, soprattutto in Italia e nella Penisola Iberica. Sono dati che emergono da uno studio previsionale dell’Università spagnola di Alcalà, con modelli elaborati facendo riferimento a un aumento di 2°C e di 4°C della temperatura.

Una possibile soluzione viene prospettata attraverso l’agrobiodiversità, cioè la scelta della varietà di piante da coltivare e delle relative pratiche agricole, in modo da mitigare gli impatti negativi dei cambiamenti climatici. Recentemente, la ricerca del settore si è concentrata sulla variazione genetica all’interno di una coltura. Invece lo studio dell’università spagnola valuta come la diversità intrinseca delle cultivar, possa cambiare le proiezioni sulle aree di crescita. L’analisi prende in esame 11 varietà di vitigni (quelli cosiddetti internazionali, tra cui Cabernet, Chardonnay, Merlot, Pinot Nero, Riesling, Sauvignon) che rappresentano un terzo della superficie viticola globale e i climi specifici di ogni vitigno. Sono stati confrontati scenari in cui gli agricoltori si spostano su cultivar più adatte dal punto di vista ambientale quando il clima si riscalda, rispetto a chi non effettua nessun cambiamento. Si è scoperto, in questo modo, che l’adeguatezza delle cultivar al clima ha più che dimezzato le perdite previste delle attuali aree viticole in uno scenario di riscaldamento di 2°C, riducendo le aree improduttive dal 56 al 24%.

Questi benefici sono più contenuti per scenari di riscaldamento più elevato: a 4°C le aree inattive passano dall’85% al 58%. Quindi, i risultati supportano la necessità di ridurre il declino agricolo “ruotando” in sito le varietà coltivate, per adattare l’agricoltura ai cambiamenti climatici, purché gli sforzi per evitare scenari di riscaldamento più elevato abbiano successo.