Isole di calore urbane

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Un recente studio coordinato dal CNR-IBE e svolto in collaborazione con ISPRA, conferma che consumo di suolo e mancanza di alberi aumentano l’intensità – e la pericolosità – delle isole di calore.

La combinazione tra superfici vegetate (al naturale) e impermeabili (costruite) modifica il microclima delle città.

Oltre la metà della popolazione mondiale vive oggi nelle città, ed è per questo motivo che l’attenzione agli studi che indagano la vivibilità degli ambienti urbani è in crescente aumento. In Italia le persone che vivono in città sono 42 milioni, ovvero circa il 70% dell’intera popolazione.

La studio sull’intensità delle isole di calore urbane, condotto sul periodo diurno estivo in 10 aree dell’Italia peninsulare, ha preso in considerazione la città composta dal suo nucleo metropolitano, rappresentato dal comune principale, dai comuni confinanti e da quelli periferici; sono stati presi in esame anche la quota, la distanza dal mare e la dimensione della città. Tra le città analizzate: Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Bari, Napoli e Reggio Calabria.

Il CNR sottolinea che “Lo studio dimostra che l’intensità dell’isola di calore urbana superficiale aumenta soprattutto all’aumentare dell’estensione delle aree con bassa densità di copertura arborea nel nucleo metropolitano, oppure intensificando la copertura artificiale dovuta a edifici e infrastrutture…Le isole di calore più intense sono state osservate nelle città dell’entroterra e di maggiori dimensioni: a Torino, un aumento del 10% nel nucleo centrale di aree con elevato consumo di suolo e bassa copertura arborea è associato a un aumento dell’intensità dell’isola di calore media estiva di 4 °C. In generale quanto più grandi e compatte sono le città, tanto maggiore è l’intensità del fenomeno isola di calore. Quest’ultimo, invece, è risultato spesso meno intenso e poco evidente nelle città costiere a causa soprattutto dell’effetto mitigante del mare”.